502 105. Sei mesi prima della sua morte, dimorando
a Siena per la cura degli occhi, cominciò ad ammalarsi
gravemente per tutto il corpo. A seguito di una rottura dei
vasi sanguigni dello stomaco, a causa della disfunzione del
fegato, ebbe abbondanti sbocchi di sangue, tanto da far temere
imminente la fine. Frate Elia, a quella notizia, accorse in
fretta da lontano e, al suo arrivo, Francesco migliorò
al punto che poté lasciare Siena e recarsi con lui
alle Celle presso Cortona. Ma dopo pochi giorni dall'arrivo,
il male riprese il sopravvento: gli si gonfiò il ventre,
si inturgidirono gambe e piedi, e lo stomaco peggiorò
talmente che gli riusciva quasi impossibile ritenere qualsiasi
cibo. Chiese allora a frate Elia il favore di farlo riportare
ad Assisi. Da buon figliuolo questi eseguì la richiesta
del caro padre prendendo tutte le precauzioni necessarie,
anzi ve lo accompagnò personalmente. L'intera città
esultò alla venuta del Santo e tutti ne lodavano Iddio,
poiché tutto il popolo sperava che il Santo finisse
i suoi giorni tra le mura della sua città, e questo
era il motivo di tale esultanza.
503 106. E, certamente per divino volere,
avvenne che quell'anima santa, liberata dall'involucro corporale,
volasse al cielo proprio nel luogo in cui, mentre era nel
corpo, aveva ricevuto la prima rivelazione delle verità
soprannaturali ed aveva capito la divina chiamata. Sapeva
certamente che il Regno di Dio è in ogni parte della
terra e credeva veramente che ovunque i fedeli possono ricevere
i suoi doni; ma l'esperienza gli aveva insegnato che quel
luogo che conteneva la chiesetta di Santa Maria della Porziuncola
era favorito e onorato da grazie celesti più abbondanti
e da frequenti visite di spiriti angelici. Pertanto diceva
spesso ai frati: «Guardatevi, figli miei, dal non abbandonare
mai questo luogo. Se ne foste scacciati da una parte, rientratevi
dall'altra, perché questo luogo è veramente
santo e abitazione di Dio. Qui, quando eravamo pochi, l'Altissimo
ci ha moltiplicati qui ha illuminato con la sua sapienza i
cuori dei suoi poverelli; qui ha acceso il fuoco del suo amore
nelle nostre volontà. Qui, chi pregherà con
devozione, otterrà ciò che avrà chiesto,
e chi lo profanerà sarà maggiormente punito.
Perciò, figli, stimate degno di ogni onore questo luogo,
dimora di Dio, e con tutto il vostro cuore, con voce esultante
qui inneggiate al Signore».
504 107. Intanto le sue condizioni si aggravavano
sempre i più, tutte le forze lo abbandonavano, e Francesco
fu costretto all'immobilità. Eppure, quando un frate
gli domandò un giorno se preferisse sopportare quella
sofferenza grave e incessante o il martirio del carnefice,
rispose: «O figlio, e sempre stato ed è per me
più caro e dolce e gradito ciò che al Signore
mio Dio più piace avvenga in me, e alla sua volontà
soltanto voglio costantemente e in tutto trovarmi concorde,
obbediente e docile. Ma se dovessi fare un paragone, dovrei
dire che sopportare anche solo per tre giorni questa malattia
mi sarebbe più doloroso di qualsiasi martirio; non
parlo, evidentemente, in riferimento al premio ma solo alla
molestia che questa forma di passione arreca». O uomo
due volte martire, che amorosamente e sorridendo di gioia
sopportava quello che per gli altri tutti era troppo spaventoso
e doloroso a vedersi! Non c'era in lui ormai membro alcuno
che non fosse straziato da un solo dolore, e il calore vitale
l'abbandonava sempre più, preludio della fine imminente.
Medici e frati non riuscivano a capacitarsi come potesse il
suo spirito continuare a vivere in una carne ormai morta e
tanto consunta che non possedeva più se non la pelle
aderente alle ossa.
505 108. Quando sentì che stava per giungere
il momento della sua partenza da questa terra, - come gli
era stato anche indicato da una rivelazione divina due anni
prima, - convocati attorno a sé i suoi frati che desiderava
rivedere, impartì a ciascuno la benedizione, conforme
a quanto gli veniva indicato dal cielo, come un tempo il patriarca
Giacobbe benedisse i suoi figli, o meglio ancora come un altro
Mosé, che accingendosi a salire sul Sinai mostratogli
da Dio, elargì copiose benedizioni al popolo d'Israele.
506 Alla sua sinistra stava frate Elia e tutti attorno
gli altri suoi figli. Egli allora incrociò le braccia
per porre la destre sul capo di frate Elia ed, essendo cieco,
domandò: «Su chi tengo la mia mano?». «Su
frate Elia», gli risposero. «Così voglio
anch'io», disse, e aggiunse: «Ti benedico, o figlio,
in tutto e per tutto; e come l'Altissimo, sotto la tua direzione,
rese numerosi i miei fratelli e figlioli, così su te
e in te li benedico tutti. In cielo e in terra ti benedica
Iddio, Re di tutte le cose. Ti benedico come posso e più
di quanto è in mio potere, e quello che non posso fare
io, lo faccia in te Colui che tutto può. Si ricordi
Dio del tuo lavoro e della tua opera e ti riservi la tua mercede
nel giorno della retribuzione dei giusti. Che tu possa trovare
qualunque benedizione desideri e sia esaudita qualsiasi tua
giusta domanda». «Addio figli miei tutti, vivete
nel timore di Dio e rimanete in Lui sempre, perché
sta per sopraggiungere su di voi una prova e tribolazione
assai grande e paurosa. Beati quelli che persevereranno nelle
sante opere intraprese; non pochi purtroppo si separeranno
da loro a causa degli scandali. Quanto a me mi affretto verso
il Signore; ho fiducia di giungere al mio Dio cui ho servito
devotamente nel mio spirito».
507 Dimorava allora il Santo nel palazzo del vescovo
di Assisi, e pregò i frati di trasportarlo in fretta
a Santa Maria della Porziuncola, volendo rendere l'anima a
Dio là dove, come abbiamo detto, per la prima volta
aveva conosciuto chiaramente la via della verità.